Si celebrerà domani, domenica 27 ottobre, la «Giornata Mondiale del Patrimonio Audiovisivo» proclamata dall’UNESCO nel 2005. Per l’occasione il Comune di Cori ricorda la figura di Vincenzo Agnoni, classe 1921, protagonista del format “Vincenzo Agnoni: ricordi di guerra”, curato dagli antropologi Vincenzo Padiglione e Nadia Truglia, finanziato dalla Regione Lazio e conservato presso il Museo delle Scritture di Bassiano. A 20 anni il giovane corese fu inviato al fronte jugoslavo e sul finire della Seconda Guerra Mondiale fu deportato nel campo di prigionia di Fullen, in Germania, dove rimase dal 17 marzo al 6 aprile del 1945, in attesa della programmata fucilazione, alla quale scampò in seguito all’irruzione degli Alleati. A lui l’Assessorato alla Cultura del Comune di Cori quest’anno ha consegnato una targa della memoria. Con i suoi 91 anni Agnoni è l’ultimo testimone diretto sul territorio comunale della terribile esperienza dei campi di concentramenti nazisti. Nel suo diario orale Agnoni ripercorre, con lucida memoria, i momenti più dolorosi della sua esperienza di guerra e di prigionia in quel luogo di patimenti e sofferenza, lavoro forzato e morte: storie di maltrattamenti, soprusi ed esecuzioni sul campo di battaglia, fino a giungere all’internata nel «campo della morte» dove, ridotto all’osso (49 kg), fu costretto a lavorare sotto tortura per un litro di acqua sporca al giorno. Neppure la liberazione da parte dell’armata canadese, grazie alla quale è sopravvissuto, servì a procurargli l’attesa gioia: perché di gioia si può anche morire e, infatti, alla notizia della fine del calvario, 24 suoi commilitoni morirono per la contentezza, e lui stesso li seppellì nel vicino «cimitero degli Italiani». In questo lungometraggio Vincenzo, non solo lascia un’importante testimonianza storica, ma dimostra di essere un grande narratore, capace di inserire nel contesto storico generale, fatto di date, eventi e personaggi famosi, le vicende particolari del suo vissuto personale, fino a ‘bucare lo schermo’. Il dolore del ricordo, infatti, lo porta a balzare più volte dalla sedia, uscendo fuori dalle inquadrature delle telecamere, come se volesse fare giustizia per tutti quei drammi patiti, soprattutto da chi non ce l’ha fatta, non importa se compagno o nemico, perché Vincenzo li ricorda tutti con eguale commozione e dignità.

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